Ciao Vittorio…

E’ venuto a mancare Vittorio Andreoni, per tutti Baffone o Baffò. Questa intervista contenuta nel n. 3/2008 del periodico Riserva Informa è il mio modo di ricordarlo, dispiaciuta per non essere riuscita ad intervistarlo di nuovo e soprattutto a salutarlo. Un abbraccio alla sua famiglia ed in particolare alla moglie Antonietta.

INTERVISTA A VITTORIO ANDREONI

Vittorio Andreoni 2008Lo dico sempre: io faccio rivivere la natura.” Inizia così l’intervista a Vittorio Andreoni, più comunemente conosciuto come Baffò.

Antonietta, la moglie, mi aspetta sulla porta e, con un sorriso, mi dice che Vittorio mi aspetta dentro. Ci mettiamo seduti intorno ad un tavolo rotondo, in una stanza con tanti quadri affissi al muro realizzati proprio da Vittorio non su delle classiche tele ma sulla trama di vecchie lenzuola.

“Se qualcuno mi chiede cosa faccio, io rispondo: erano morti e l’ho risorti”, ride sotti i lunghi baffi che l’hanno reso famoso. Vittorio infatti realizza sculture utilizzando legni morti (cioè radici secche o alberi caduti e mai vegeti) e massi particolari. La caratteristica principale delle sue opere è perciò quella di essere realizzate con materiali ritrovati sul posto: su tutti le radici. Continua a leggere

“VOCI DELLA STRADA”, SU YOUTUBE IL DOCUMENTARIO DI ALESSANDRA CIARLETTI E ELENA MORTELLITI

Ci sono dei documenti che con il trascorrere del tempo diventano sempre più preziosi… è il caso del documentario girato nel 2007 da Alessandra Ciarletti e Elena Mortelliti. Il video, cofinanziato dall’Università Agraria di Canale Monterano, se non ricordo male, venne presentato pubblicamente tre anni dopo, nel dicembre del 2010.
A voi il piacere di rivedere i volti e riascoltare le voci di tanti e tante canalesi che a questo paese, nel corso degli anni, hanno dato anima e corpo!
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Charlton Eston a Monterano (e Bracciano): il suo diario dei giorni delle riprese!

Da appassionata di film girati nel nostro territorio, nella testa ho sempre avuto una domanda: chissà se e quali ricordi hanno avuto o hanno ancora gli attori o i registi che nella nostra terra hanno girato alcune scene dei loro film?
Mai mi sarei aspettata di trovare una parziale risposta nei ricordi di Charlton Eston, premio Oscar come migliore attore nel 1960 con il colossal Ben Hur, di cui alcune scene sono state girate proprio a Monterano.
A farmi questo regalo inaspettato è il libro “The actor’s life, Charlton Heston: journals, 1956-1976″ dello stesso Charlton Heston, edito da Hollis Alpert nel 1978.
L’attore americano era infatti solito tenere un diario nel quale appuntava quanto accaduto nelle giornate di lavoro, i suoi pensieri e le sue impressioni ed alla fine degli anni ’70 decise di pubblicare il tutto.
Tra quelle pagine in inglese questi sono stati i suoi ricordi dedicati alla nostra cara Monterano ed in particolare proprio alle riprese del film “Il tormento e l’estasi” di Carol Reed uscito nelle sale nel 1965 ma che venne girato quasi esclusivamente in Italia tra giugno e settembre del 1964. Ecco la traduzione delle sue parole: Continua a leggere

Monterano sul grande schermo a metà degli anni ’60: storia della trasformazione di un “insieme di cocci” in risorsa di sviluppo e conoscenza

Non tutta la Storia passa attraverso i libri o i reperti archeologici. Grazie ad un film del 1967 è oggi possibile vedere la Monterano di quasi 60 anni fa. La pellicola in questione è il western “Una colt in pugno al diavolo“, del regista Sergio Bergonzelli. Non proprio una pietra miliare del Cinema italiano ma sicuramente un pilastro della memoria visiva delle rovine dell’antica Monterano nella seconda metà degli anni 60.
Il film, infatti, è stato quasi interamente girato in quello che, dopo venti anni, sarebbe diventato il cuore della Riserva Naturale Regionale Monterano, anche se la storia narrata ufficialmente è ambientata in Messico.

Oltre ai fotogrammi che ci mostrano il convento di San Bonaventura (con delle improbabili strutture sulla facciata ed un contorno di mura “mobili”), il campanile di Santa Maria Assunta, il Castello e la zona di porta Cretella sono tre le curiosità che voglio evidenziare:

una colt in pugno al diavolo 101) mio zio, Lidio Gasperini, non aveva proprio un parere positivo delle produzioni cinematografiche ospitate a Monterano. Spesso gli ho chiesto il perché di questo giudizio e la risposta era sempre la stessa “non hanno quasi mai avuto cura e rispetto del posto in cui giravano ed in particolare delle rovine”. In un fotogramma del film il significato di quanto mi diceva penso sia evidente a tutti: un attore è esattamente sopra le mura di San Bonaventura, in piedi e con il fucile! Non proprio il massimo per la tutela di un bene archeologico! Ma in paese non mancano foto di moto impennate sopra l’acquedotto o appunto di abitanti di Canale e Montevirginio arrampicati sopra i ruderi. A prescindere dal cinema, infatti, la consapevolezza che Monterano non fosse solo un insieme di “cocci” è una conquista che Canale ha fatto nel tempo. E credo che i principali fattori che abbiano spinto a questo “rivoluzionario” cambiamento siano principalmente due:
– gli studi di Lidio Gasperini che hanno dato sostanza alla storia del luogo e dell’intero comprensorio
– l’istituzione della Riserva Naturale Regionale Monterano, nel dicembre del 1988.

A riprova concreta che la cultura e la salvaguardia ambientale non sono solo chiacchiere vuote ma delle grandi opportunità per i territori che sanno coglierne il valore e, al contempo, sono capaci di costruirci sopra progetti di sviluppo. Tutto è perfettibile ma è evidente cosa questi due fattori abbiano prodotto nel tempo.

MONTERANO 1967-ANNI 20002) un fotogramma apparentemente non molto significativo mi ha particolarmente colpito: si vedono il convento di San Bonaventura ripreso dalla strada che costeggia le mura, in basso, e un “asfittico” ed “insignificante” alberello. Quello stesso scorcio oggi è divenuto una delle cartoline più suggestive del pianoro. L’albero, già all’epoca con il tronco piegato dal vento, è cresciuto ed è stato capace di aggiungere ulteriore poesia ad un paesaggio senza eguali.

una colt in pugno al diavolo3)  nei titoli di coda ho trovato, infine, una piacevole sorpresa: “La filmEpoca 67ringrazia tutti i collaboratori: nonché le autorità comunali di Canale Monterano che hanno permesso la lavorazione nella loro preziosa zona storica.“. Erano altri tempi ma già qualcosa era stato avviato… il nostro tesoro storico, artistico, culturale, la radice passata del nostro futuro cominciavano davvero ad essere considerati come tali!

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Alberto Sordi e Mario Monicelli a spasso tra Canale e Manziana

Ci sono film belli e brutti e poi ci sono quelli memorabili che con il trascorrere del tempo non si dimenticano ma anzi sembrano ringiovanire e diventare ancora più attuali.
Uno di questi, specialmente per chi abita nel Lazio (ma non solo!), è sicuramente il Marchese del Grillo. Uscito nelle sale a dicembre del 1981, incassò in dodici mesi quasi 12 miliardi di lire e ottenne l’Orso d’argento per la regia al Festival di Berlino del 1982.
Ma il successo più grande a questa pellicola lo ha dato il tempo e i suoi protagonisti: Mario Monicelli dietro la cinepresa e Alberto Sordi davanti. E sono proprio loro ad essere ritratti in due “nuove” fotografie scattate sul set di quel film rimasto nell’immaginario di molti italiani. I due fermi immagine sono stati scattati rispettivamente a Monterano e alle Pietrische, fascia di territorio a cavallo tra i Comuni di Manziana e Tolfa. Continua a leggere

Quando con 64.000 lire si costruirono il Comune e le scuole di Montevirginio

via-xxiv-maggio-canale-monteranoCapita che documenti freddi e formali, magari letti solo dagli addetti ai lavori, restituiscano, a distanza di anni (in questo caso più di un secolo!), informazioni preziose che altrimenti sarebbero andate perse.
Questa volta ad offrirci una “dimensione” dei lavori pubblici di cento anni fa è il “Giornale dei lavori pubblici e delle strade ferrate”, fondato nel 1874 e con sede a Roma in Via di Porta Salaria 23/A, in uscita ogni mercoledì.
Il numero da cui ho tratto le informazioni riguardanti due opere pubbliche fondamentali per Canale Monterano è il n.1, quello del 7 del gennaio del 1903 e le opere in questione sono: l’edificio comunale, pensato anche per ospitare la scuola, e l’edificio scolastico di Montevirginio. Continua a leggere

Una croce di quasi un secolo fa!

20220621_110945E’ bastato riavere un po’ di tempo libero in più per scovare un altro minuscolo pezzo di storia.
Mentre questa mattina passeggiavo in bici mi ero ripromessa di andare a vedere la vecchia “strada della portineria”, nei pressi dell’Eremo dei Carmelitani Scalzi a Montevirginio, recentemente ripulita e valorizzata.
Mi sono così nuovamente imbattuta nella croce posta all’inizio della salita: non la classica croce in metallo, perché installata su un piedistallo particolare che sembra proprio richiamare i tre monti, simbolo, insieme alle tre spighe, del Comune di Canale Monterano.
Sarà stato il caldo e l’idea di riposarmi prima di iniziare la pedalata più dura ma mi sono messa a leggere con attenzione ciò che è scritto proprio ai piedi di questo simbolo sacro: “ANNO SANTO della REDENZIONE 21-1-1934”.
Ovviamente, una volta tornata a casa, sono andata a documentarmi: eh, sì perché l’Anno Santo (altro nome con cui viene chiamato il Giubileo) viene celebrato ogni 25 anni e, considerando che ricordavo con certezza quello del 2000, i conti non tornavano. Continua a leggere

Una foto sfocata ci riporta lungo Via Montevirginio esattamente un secolo fa, nel 1922

415_001Può una foto sfocata di un secolo fa restituirci suoni e odori di una volta? Decisamente sì e questa foto trovata sul web ne è la riprova. Quella nello scatto pubblicato è come appariva nel 1922 un tratto di Via Monteviginio, oggi nota anche come SP7A.

In lontananza è facilmente riconoscibile il profilo dei monti della Tolfa e, prima ancora, quello della Bandita… se non fosse per le case costruite negli anni, confrontandolo con la vista attuale, non troveremmo altre grandi differenze.
La strada, seppure seguendo lo stesso tracciato odierno, appare totalmente sterrata e di macchine non vi è traccia: le figure sfocate che si vedono, infatti, sembrano essere su dei cavalli o degli asini, entrambe dirette verso Canale Monterano. Continua a leggere

ORESTE GROSSI: IL PRIMO CADUTO CANALESE DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Oreste grossi ricordinoL’articolo di oggi nasce da una ricerca avviata da un po’ di tempo ma che, tra impegni ed imprevisti, non sono ancora riuscita a portare a termine come volevo ma che spero presto di riuscire a pubblicare: l’intento è quello di trovare il maggiore numero di informazioni possibili sui 34 canalesi morti durante la prima guerra mondiale.

Proprio mentre cercavo di ricostruire le loro storie mi sono imbattuta in quella di Oreste Grossi, di cui già avevo trovato del materiale ma che ora assume una veste più definita che oggi con piacere inserisco nel blog, sperando che possa servire ai suoi eredi per conoscere qualche dettaglio in più sui suoi ultimi giorni di vita.

Oreste è il primo caduto oltre ad essere il secondo più giovane canalese morto nella “Grande guerra”. Nato il 9 novembre 1891, al Ghetto, era figlio di Baldassarre Grossi e Caterina Corini: cognomi che in paese sono ancora oggi presenti. Continua a leggere